La kickboxing è uno sport da combattimento con origini molto antiche e nativo del Sud-est asiatico, divenuto popolare negli anni ’60 in Giappone e poi diffusosi negli USA, che combina le tecniche di calcio tipiche delle arti marziali orientali, soprattutto sudcoreane, ai colpi di pugno propri del pugilato.
Come già accennato, la kickboxing prevede l’uso di tecniche di pugno e di calcio; le principali sono riportate di seguito:
Tecniche di pugno
Le tecniche di pugno utilizzate nella kickboxing sono le stesse del pugilato occidentale: diretti, ganci, montanti e combinazioni dei tre:
- diretto: colpo sferrato stendendo completamente il braccio in avanti, a colpire il volto o il busto dell’avversario. È un pugno fondamentale, e viene portato sfruttando la torsione della gamba d’appoggio, della schiena e delle spalle
- gancio: pugno sferrato mantenendo il braccio piegato, ad uncino, ruotando la spalla
- montante: colpo sferrato dal basso verso l’alto, a cercare solitamente il mento dell’avversario, anche se può essere diretto anche al busto o all’addome.
Tecniche di calcio
Esistono diverse tecniche di calcio nella kickboxing; di queste alcune vengono considerate fondamentali, altre sono varianti o tecniche speciali che possono essere utilizzate in combattimento. Le tecniche fondamentali di gamba utilizzate nella kickboxing sono prese soprattutto dalla Corea del Sud e sono:
- calcio frontale: sferrato portando la gamba al petto e poi stendendola in avanti, per colpire con l’avampiede, o più raramente, il tallone.
- calcio laterale: simile al calcio frontale ma sferrato da posizione laterale, ruotando la gamba d’appoggio di 90º e andando a colpire con l’altra utilizzando il taglio del piede.
- calcio circolare: sferrato muovendo la gamba con una traiettoria -appunto- circolare, colpendo con la tibia o con la monta del piede. Viene realizzato torcendo tutto il corpo, a partire dal piede d’appoggio che, nell’esecuzione, ruota di 90º in avanti nella direzione del movimento. Può essere diretto alle gambe dell’avversario, e si parla in questo caso di low kick, al fianco (calcio medio o middle kick) infine al volto (calcio alto o high kick).
- calcio incrociato (crescent kick): la gamba compie un movimento laterale ascendente a colpire il volto.
- calcio ad ascia (o calcio verticale): il movimento è opposto a quello del crescent kick e il piede cade dall’alto verso il basso e lateralmente, usato solitamente per aprire la guardia avversaria.
- calcio ad uncino (hook kick): consiste nel colpire con una traiettoria di rientro effettuando una rotazione di 90° (il colpo va assestato con la pianta piede oppure con il tallone).
Gli stesi tipi di calcio possono essere eseguiti in forme differenti:
- Calci girati (o ruotati): in cui prima di sferrare il calcio si esegue una rotazione dando per un breve periodo la schiena all’avversario.
- Calci saltati (o ad elevazione): in cui prima di sferrare il calcio si esegue un salto.
- Calci saltati-girati: in cui la rotazione viene accelerata saltando.
- Calci a tornado: in cui la rotazione avviene due volte prima di portare il calcio.
Nella versione americana della kickboxing, quella proveniente dall’American Full contact karate, si sono sviluppate tre formule fondamentali: il Semi-contact, il Light-contact e il Full-contact. Successivamente si sono sviluppate le discipline della Low-kick e della Kick-light. Per sfruttare al meglio il regolamento, negli anni la tecnica che caratterizza ognuna di queste versioni si è evoluta tanto da rendere completamente diversa l’impostazione e la preparazione degli atleti che la praticano. Per esempio la guardia laterale tipica del semi-contact è considerata pericolosa e da evitare nel full-contact.
Discipline da tatami

Point Fighting
Il point-fighting, che significa “combattimento a punti”, è una formula della kickboxing che prevede un combattimento non continuato a punti.
È tra le sei discipline quella che più si avvicina al karate, di cui questo sport è diretto discendente quando questa disciplina era denominata “karate contact” e quando W.A.K.O non stava per “World Association of Kickboxing Organizations” ma era la sigla per “World All Styles Karate Organization”. Infatti come nel karate il combattimento prevede che i due atleti si sfidino sul tatami (a differenza del full-contact dove è previsto un ring), e consiste in combattimenti “al punto” (cioè ad ogni azione valida il combattimento viene fermato e viene assegnato il punto). Altro elemento in comune con il karate, è l’utilizzo delle cinture (dalla bianca alla nera) che graduano gli atleti in base alla loro esperienza.
I due atleti combattono su un tatami di forma quadrata che ha area 7×7. Gli arbitri che dirigono l’incontro sono tre e si mettono sui lati esterni del quadrato di gara in modo da non interferire nel combattimento, fuori dal quadrato viene posizionato un banco sul quale saranno esposti il tabellone segnapunti e il timer.
Il combattimento varia a seconda delle manifestazioni, ma solitamente dura due round di due minuti ciascuno, e consiste nel colpire prima dell’avversario in una delle zone “legali” del corpo dell’avversario (quindi nel tronco e nella testa, escludendo colpi ai genitali, alle gambe, al collo e ai reni).
L’incontro inizia con il “saluto” dei due avversari (provenendo da un’arte marziale il vi è l’obbligo del rispetto dell’avversario) e con l’arbitro che darà il via con il termine “fight”; al termine del “stop” l’arbitro di gara interrompe momentaneamente il combattimento e consultanto gli altri due giudici di gara assegna il punto ad uno dei due contendenti (può essere assegnato anche ad entrambi nel caso in cui siano andati a segno contemporaneamente)
I punti in base ai seguenti criteri:
- Tecnica di pugno al corpo: 1 punto
- Tecnica di pugno alla testa: 1 punto
- Tecnica di pugno in volo: 1 punto
- Tecnica di calcio al corpo: 1 punto
- Tecnica di calcio alla testa: 2 punti
- Tecnica di calcio al corpo in volo: 2 punti
- Tecnica di calcio alla testa in volo: 3 punti
- Tecnica di spazzata seguendo il senso articolare della gamba colpita facendo cadere l’avversario: 1 punto
Durante il combattimento ogni atleta dovrà essere munito delle seguenti protezioni obbligatorie:
- guanti a mano aperta
- paratibia
- calzari
- paradenti
- gomitiere
- conchiglia
- paraseno (solo per le donne)
A differenza delle altre discipline nel point-fighting non vi è praticamente mai l’utilizzo dei “ganci” e dei “montanti” in quanto difficili da eseguirsi senza essere prima colpiti, mentre vengono predilette tutte le tecniche di calcio. Una tecnica tipica del point fighting è il “blitz”, che consiste in un attacco improvviso andando a finire “addosso” all’avversario, tecniche impossibili da utilizzare nelle altre discipline della kickboxing perché poco utile specialmente in caso di contatto pieno. Poiché il contatto deve essere necessariamente limitato o controllato, richiede soprattutto doti specifiche di rapidità, reattività, prontezza e velocità, richiedendo più una preparazione atletica che una vera preparazione sulla forza. Il point fighting, facendo un paragone con altri sport, potrebbe essere definito come la “scherma” della kickboxing.
Light-contact
Il Light-contact, che letteralmente significa “contatto leggero”, ma è inteso anche come “contatto controllato” ed è una formula della kickboxing che prevede un combattimento continuato a punti.
Come nel point fighting, il contatto deve essere necessariamente limitato o controllato, e privilegia soprattutto le doti specifiche di esecuzione tecnica e di pulizia dei colpi che vanno eseguiti con scioltezza e velocità, privilegiando la tecnica alla forza.
I due atleti combattono su un tatami, ma a differenza del point fighting sono liberi di muoversi sul quadrato di gara a loro piacimento, e senza che l’arbitro interrompa il combattimento dopo l’esecuzione di una tecnica portata a segno.
Il combattimento dura due o tre round da due minuti a seconda del tipo di competizione nazionale o internazionale e i due atleti, combattono in posizione di guardia frontale o semifrontale uno dall’altro, possono trovarsi anche a distanza molto stretta e colpirsi a vicenda con le varie tecniche di pugno e di calcio previste.
L’arbitro di gara può fermare l’incontro solo in caso di “break”, quando cioè gli atleti si trovano in clinch e vanno distanziati, oppure in caso di richiamo per eccessivo contatto, scorrettezze o uscita dal quadrato di gara: le uscite comportano una sottrazione di un punto fino alla quarta uscita dal tatami dove l’atleta viene squalificato, stesso discorso con i richiami (il primo richiamo però non comporta decurtazione di punti).
Oltre all’arbitro centrale, vi sono tre giudici di gara che servendosi di un cartellino come nel contatto pieno sommano i punti totalizzati, e assegnano la vittoria. Da poco è stato inserito il sistema easy scoring, dei tabelloni elettronici dove i giudici assegnano i punti con un mouse dedicato, in questo modo si ha la visione effettiva sui monitor dell’andamento dell’incontro.
Poiché nel light-contact non è previsto il K.O., la vittoria è perseguibile soltanto accumulando più punti dell’avversario e in caso di parità decidono si ha la decisione arbitrale di preferenza, nel caso si utilizzo del sistema easy scoring sarà direttamente il sistema a decretare il vincitore.

Kick-light
Esiste infine una versione del light-contact, definita Kick Light, che aggiunge alla tradizionale formula del light-contact la possibilità di colpire con i low kick, cioè con i calci circolari bassi nella parte interna o esterna del quadricipite: l’unico tipo di calcio che si può eseguire al di sotto della cintura.
La differenza con il tradizionale light-contact è che nella kick light le distanze si accorciano ulteriormente e l’atleta necessita di una prontezza e di una mobilità maggiore per evitare i pericolosissimi calci portati sotto la cintura e sferrati nella coscia, che naturalmente danno punti.
